{"id":944,"date":"2024-11-17T14:17:13","date_gmt":"2024-11-17T13:17:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umana-analytics.com\/?p=944"},"modified":"2024-11-17T14:17:15","modified_gmt":"2024-11-17T13:17:15","slug":"le-differenze-individuali-negli-interventi-di-wellbeing-aziendale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umana-analytics.com\/en\/le-differenze-individuali-negli-interventi-di-wellbeing-aziendale\/","title":{"rendered":"Non fare di tutta l\u2019erba un fascio: le differenze individuali negli interventi di wellbeing aziendale"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo articolo \u00e8 stato riadattato da \u201cOne Size Doesn\u2019t Have to Fit All\u201d, di&nbsp;<a href=\"https:\/\/behavioralscientist.org\/author\/kun-zhao\/\">Kun Zhao<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/behavioralscientist.org\/author\/luke-smillie\/\">Luke Smillie<\/a>, apparso sulla rivista online&nbsp;<a href=\"https:\/\/behavioralscientist.org\/\">Behavioral Scientist<\/a>&nbsp;sui temi del&nbsp;<a href=\"https:\/\/osf.io\/8ze6w\">well-being intervention<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se vuoi leggere l\u2019originale in inglese&nbsp;<a href=\"https:\/\/behavioralscientist.org\/one-size-doesnt-have-to-fit-all\/\">clicca qui<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sappiamo ormai molto bene che per avere un\u2019azienda performante e \u201cin salute\u201d \u00e8 necessario che tutti i membri del team ricevano la giusta considerazione per quello che \u00e8 il loro benessere sul lavoro. Molti studi e molti interventi sono gi\u00e0 stati fatti per far progredire il wellbeing e l\u2019attenzione al lavoratore nelle organizzazioni, ma \u00e8 necessario fare ancora molta strada perch\u00e9 sia possibile garantire a tutti un luogo di lavoro in cui il benessere dei dipendenti venga messo al primo posto e non vengano trascurati dei diritti fondamentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jacques-Hamilton e colleghi (2019) hanno di recente svolto uno studio diretto ad aumentare il benessere all\u2019interno di un team. Nel corso di una settimana \u00e8 stato istituito un programma per cui i partecipanti avrebbero dovuto \u201cagire in modo audace, loquace, estroverso, attivo e assertivo\u201d ogni volta che si trovassero ad interagire con qualsiasi altra persona nel corso delle loro giornate. Contemporaneamente, e per sei volte al giorno, venivano rilevate alcune misure legate al benessere, come ad esempio emozioni positive o negative.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizialmente, questo intervento sembrava aver dato i suoi frutti ed aver aumentato il generale senso di benessere all\u2019interno dell\u2019organizzazione. Sembrava che il semplice interagire fra loro in modo pi\u00f9 \u201cestroverso\u201d o \u201cattivo\u201d avesse portato i membri del team ad un maggior senso di appartenenza e comfort. Ma, come spesso sentiamo dire, non \u00e8 affatto oro tutto quello che luccica. Ad un esame pi\u00f9 approfondito, infatti, gli autori capiscono che i risultati non sono cos\u00ec promettenti come si evince dalla media generale. Esaminando pi\u00f9 da vicino ogni partecipante, si scopre che il trattamento aveva avuto un elevato beneficio solo per quei lavoratori che gi\u00e0 esibivano di per s\u00e9 dei tratti piuttosto marcati di estroversione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma ecco emergere l\u2019altra faccia della medaglia: i dipendenti con tratti di personalit\u00e0 introversi, non solo non avevano ricevuto alcun beneficio dal programma, ma anzi ne avevano sofferto, ottenendo dei risultati in negativo. Il loro benessere, anzich\u00e9 aumentare, era calato, e dichiaravano di aver provato forte stanchezza, emozioni negative e senso di inautenticit\u00e0 nelle loro azioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se dunque l\u2019azienda avesse dato peso solo ai&nbsp;<strong>risultati medi<\/strong>, estrapolati e generalizzati a tutto il campione, avrebbe attuato un programma che effettivamente sembrava promettente in un primo momento, ma che, a lungo andare, avrebbe condotto alcuni dipendenti a forti esperienze negative e avrebbe avuto effetti anche sul resto del team. I risultati appena analizzati suggeriscono che interventi di tipo comportamentale possono avere diversi effetti su persone diverse, mettendo in luce un\u2019eterogeneit\u00e0 di cui bisogna tener conto nel momento in cui si progettano azioni di questo tipo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Pensare agli individui e non alle medie<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei maggiori meriti dell\u2019economia comportamentale \u00e8 sicuramente -e ormai lo sappiamo bene- quello di aver radicalmente scardinato il concetto di homo oeconomicus, ovvero di essere umano perfettamente razionale che prende le sue decisioni in modo matematico e calcolato. Quel che per\u00f2 \u00e8 ancora presente e forte come concetto, ben radicato in alcuni degli studi comportamentali che ancora oggi vengono condotti, \u00e8 l\u2019assunto per cui tutti gli esseri umani debbano comportarsi in modo pi\u00f9 o meno simile nel momento in cui gli vengono fatti approcciare alcuni compiti, dimenticando -in alcuni casi- quasi completamente le unicit\u00e0 ed i tratti caratteristici propri di ogni individuo. Viene preso in considerazione questo ipotetico \u201cindividuo medio\u201d, per cui vengono applicati degli interventi che seguano il comportamento di tutto il campione durante l\u2019esecuzione di uno specifico compito, da cui poi andrebbero estrapolati i programmi da integrare negli ambienti reali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>One size doesn\u2019t have to fit all<\/em>\u201d, in sintesi, non esistono taglie uniche quando si parla di interventi di wellbeing all\u2019interno delle organizzazioni. Se abbiamo davvero a cuore il benessere di ogni singolo membro del team, questi interventi devono necessariamente essere personalizzati e tener conto delle caratteristiche individuali. Ma come \u00e8 possibile allora progettare degli studi pi\u00f9 inclusivi in tal senso? La&nbsp;<strong>scienza della personalit\u00e0<\/strong>&nbsp;ci viene incontro e ci fornisce delle misure che sono in grado di cogliere e capitalizzare al meglio differenze individuali legate al comportamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una di queste \u00e8 senz\u2019altro legata al concetto di tratto, ovvero un modello piuttosto stabile di pensieri e comportamenti che riesce a catturare con molta accuratezza delle tendenze a rispondere in un determinato modo in base alle circostanze. Tale modello viene organizzato utilizzando tassonomie come l\u2019influente Modello dei Cinque Fattori, o&nbsp;<strong>Big Five<\/strong>. Pi\u00f9 nello specifico, questa teoria identifica cinque \u201ctratti\u201d principali, ovvero caratteristiche proprie della personalit\u00e0 di ciascun individuo che sono ritenute essere di natura genetica e, dunque, difficilmente modificabili. Date queste caratteristiche, i tratti possono riuscire ad influenzare il comportamento in modo stabile e sono: Estroversione, Amicalit\u00e0, Coscienziosit\u00e0, Stabilit\u00e0 emotiva o nevroticismo, Apertura mentale (Cobb-Clark e Schurer, 2012).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi tratti di personalit\u00e0 possono essere dei predittori piuttosto affidabili di alcuni elementi fondamentali legati per l\u2019appunto al wellbeing, alla salute personale e, di conseguenza, alle prestazioni sul lavoro. Non solo, sono anche in grado di spiegarci le differenze che \u00e8 possibile riscontrare nelle risposte individuali ottenute da alcuni task comportamentali. Un individuo con tratti di personalit\u00e0 pi\u00f9 coscienziosi presenter\u00e0 ad esempio una maggiore avversione alla perdita rispetto ad individui incoscienti. A partire da questo, gli interventi orientati al benessere dei dipendenti potrebbero essere progettati sulla base delle differenze individuali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 stato dimostrato, per esempio, che anche per quanto riguarda l\u2019ambito pubblicitario i messaggi persuasivi hanno maggior impatto se sono congruenti con la personalit\u00e0 di chi legge\/osserva. Messaggi incentrati sull\u2019eccitazione per un evento o su un qualche tipo di ricompensa sociale hanno pi\u00f9 presa sulle persone con indole estroversa. Tutti quei messaggi che sono invece incentrati sul concetto di famiglia o, pi\u00f9 in generale, sul concetto di legami affettivi, vengono maggiormente preferiti dall\u2019individui con elevato grado di amicalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiaramente, questa differenziazione cos\u00ec elevata e questo livello di personalizzazione potrebbero portare ad un impiego di risorse troppo dispendioso per alcune realt\u00e0 organizzative. In questo caso, \u00e8 possibile semplicemente raccogliere delle informazioni sulle differenze demografiche e psicologiche e progettare dei task differenziati per il tipo di popolazione cui ci stiamo riferendo, oppure, come nel caso citato all\u2019inizio di questo articolo, con queste informazioni alla mano \u00e8 possibile evidenziare delle differenze postume relative a tutto il campione che abbiamo considerato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli scienziati comportamentali, infatti, nelle loro pratiche sperimentali, raccolgono gi\u00e0 abitualmente informazioni di questo tipo (demografiche e psicologiche), che possono per l\u2019appunto tornare utili nel momento in cui \u00e8 necessario mettere in atto interventi differenziati. Pensate a questa attivit\u00e0 come ad una&nbsp; targettizzazione pubblicitaria di&nbsp; uno specifico pubblico ad esempio su campagne social: la targetizzazione \u00e8 tanto pi\u00f9 precisa ed efficace quanto pi\u00f9 precisa \u00e8 l\u2019aderenza dell\u2019utente a cui viene mostrata con le caratteristiche indicate in fase di programmazione del pubblico a cui mostrare l\u2019inserzione. Il marketing ci insegna che definire l\u2019user persona \u00e8 fondamentale per ottimizzare le conversioni raggiungendo efficacemente il pubblico target per il contenuto esatto. Perch\u00e9 la gestione delle risorse umane non dovrebbe funzionare allo stesso modo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Misurare le differenze individuali nella fase di ricerca pu\u00f2 anche essere utile per avere ben chiaro quale provvedimento pu\u00f2 avere l\u2019impatto pi\u00f9 uniforme. Uno studio di Jacobson e colleghi (2015) mostra ad esempio che se utilizziamo messaggi persuasivi basati sulle norme ingiuntive \u2013 ovvero ci\u00f2 che si ritiene sia giusto e corretto fare in una determinata situazione e che motivano il comportamento tramite il prospettarsi di ricompense o punizioni sociali \u2013 questi risulteranno efficaci solo sulle persone che presentano un basso livello di impulsivit\u00e0, mentre sono addirittura controproducenti per chi \u00e8 molto impulsivo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli interventi mirati ad incrementare il benessere aziendale e la salute psicologica di tutti i dipendenti sono sempre pi\u00f9 diffusi ed auspicati, cos\u00ec come l\u2019impiego di esperimenti e studi di natura comportamentale che permettono di avere un quadro pi\u00f9 chiaro e di avviare programmi pi\u00f9 mirati. Come abbiamo visto, per\u00f2, bisogna stare molto attenti al non fare di tutta l\u2019erba un fascio, ovvero a non considerare dei risultati generalizzati da un campione molto ampio come validi per ognuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dei piccoli accorgimenti, come raccogliere informazioni psicologiche e demografiche prima di iniziare lo studio, possono aiutare a comprendere meglio i precisi vantaggi e svantaggi di uno specifico intervento per ogni singolo individuo. Meglio ancora, tali studi potrebbero essere progettati fin dal principio sulla base di un\u2019analisi di personalit\u00e0 che coinvolge tutti i membri del team. Questo aiuterebbe sicuramente a dare valore all\u2019individualit\u00e0 di ogni persona e non solo alla \u201c<em>media<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jacques-Hamilton, R., Sun, J., &amp; Smillie, L. D. (2019).&nbsp;<a href=\"https:\/\/doi.apa.org\/doiLanding?doi=10.1037\/xge0000516\">Costs and benefits of acting extraverted: A randomized controlled trial.<\/a>&nbsp;Journal of Experimental Psychology: General, 148(9), 1538.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cobb-Clark, D. A., &amp; Schurer, S. (2012).&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0165176511004666?casa_token=eIDxbJhUnRwAAAAA:Y_Y3rYvT9ff_ikKNsYUn84PMBuJv9fyN4ocpQdG6RkWeJbY3eh3migeHSnx-jNIqI5p4DLTMbw\">The stability of big-five personality traits.<\/a>&nbsp;Economics Letters, 115(1), 11-15.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Souiden, N., Chtourou, S., &amp; Korai, B. (2017).&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/abs\/10.1080\/10496491.2016.1267676\">Consumer attitudes toward online advertising: The moderating role of personality.<\/a>&nbsp;Journal of promotion management, 23(2), 207-227.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jacobson, R. P., Mortensen, C. R., Jacobson, K. J., &amp; Cialdini, R. B. (2015).&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/pdf\/10.1177\/1948550615578463?casa_token=xZRnh3mDa-oAAAAA:YXrBwnp6cLopT5fxLt-lcIKB5nJI6ygV395Gpow4A3cvRlBg42wQ2p0M-gSqe8pTn-51OLhN8nvD\">Self-control moderates the effectiveness of influence attempts highlighting injunctive social norms.<\/a>&nbsp;Social Psychological and Personality Science, 6(6), 718-726.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 stato riadattato da \u201cOne Size Doesn\u2019t Have to Fit All\u201d, di&nbsp;Kun Zhao&nbsp;e&nbsp;Luke Smillie, apparso sulla rivista online&nbsp;Behavioral Scientist&nbsp;sui temi del&nbsp;well-being intervention. Se vuoi leggere l\u2019originale in inglese&nbsp;clicca qui. 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